Rassegna Stampa

Mancuso: «Privatizzazione fuori luogo»

19 SET '17
Rassegna Stampa

Fonte: © L'ADIGE del 19 settembre 2017

Il nuovo presidente di Informatica Trentina ha avviato la riorganizzazione aziendale.

Riorganizzazione della struttura e definizione di un piano strategico: «perché qui un piano industriale nemmeno esisteva» dice Sergio Mancuso, che da inizio giugno ha assunto la presidenza di Informatica Trentina (IT), subentrando a Paolo Boschini. Corre veloce, Mancuso, dividendosi tra Milano, dove vive e insegna (economia della pubblica amministrazione alla Bicocca, più un corso-laboratorio alla Cattolica su gestione delle aziene pubbliche), e la sede di via Gilli. Ha ridefinito gli incarichi dirigenziali: ad esempio, Maria Isabella Bressan, moglie di Fausto Giunchiglia, il docente investito dell'inchiesta su Trento Rise, è stata spostata al settore comunicazione e web. A Milano, Mancuso ha lavorato con il sindaco Pisapia per cinque anni: vicedirettore generale, alla guida dell'area innovazione, economia e sviluppo, con responsabilità sulle partecipate. Tre lauree alle spalle, 57 anni, alla fine ha scelto Trento, in piena sintonia con il presidente della Provincia, Ugo Rossi, che gli ha chiesto di riorganizzare Ia spa che gestisce i servizi Ict per Provincia, Comune ed enti collegati, con l'indicazione di arrivare alla fusione con Trentino Network, per creare il «polo per l'informatica e le telecomunicazione», come previsto dal piano di riassetto delle partecipate.

Quale situazione ha trovato, presidente Mancuso?
In azienda ho trovato passione e competenza. Ma poca consapevolezza sulle strategie di sviluppo giusto: non solo in senso aziendale stretto, ma anche riguardo alla vocazione, al ruolo e alla responsabilità rispetto al territorio».

Qual è la vocazione di IT?
«È difficile innovare il territorio se non si trasformano in senso digitale i servizi pubblici».

In concreto?
«Significa in primo luogo recuperare un ruolo di efficienza assoluto rispetto alle attese dei soci utenti pubblici. E nello stesso tempo dare un contributo più creativo, in innovazione, per il territorio».

Chi gliel'ha fatto fare di «sbarcare» a Trentino, un «quartiere» di Milano?
«Me lo chiedono in tanti. Milano ha 1,5 milioni di abitanti, più un altro milione di utilizzatori quotidiani. Il Comune ha quasi 15 mila dipendenti, più i 13-14 mila delle società partecipate su cui avevo la delega, una delle più grande aziende della Lombardia...».
Appunto, però lei ha scelto Trento.
«Io vengo dal mondo delle imprese, del business (Ambrosetti Partner, ndr). Poi ho avuto l'opportunità di lavorare per la mia città e ho scoperto che lavorare nel pubblico, per il bene collettivo, non è un mestiere come gli altri. In seguito, a Milano sono cambiate le premesse».
Da Pisapia a Sala sindaco...
«Sì, ho preso atto che erano cambiate le premesse».

Cosa ha fatto in questi primi mesi in Informatica Trentina?
«Mi sono occupato di due cose: di struttura e strategia. Questa azienda aveva una struttura organizzativa inadeguata: neanche una multinazionale come la Coca Cola era così divisa al suo interno...».

Troppo settorializzata?
«Direi, piuttosto, fasi dei processi aziendali tra loro completamente scollegate: troppo a comparti. Ho rifatto l'organizzazione in un mese e mezzo. E non è escluso che debba fare dei ritocchi. Era necessario non perdere tempo, individuare responsabilità uniche di processo in cui ciascuno sa qual è il pezzettino che deve fare ma anche cosa c' è stato prima e cosa succede dopo. Una struttura più adeguata al nostro mercato, che pur essendo un mercato captive, è un mercato esigente che ha bisogno di risposte puntuali».

È vero che tre funzionari qualificati hanno scelto di andarsene, prima del suo arrivo, passando ad Informatica Alto Adige?
«Che alcuni dipendenti di Informatica Trentino, mi dicono meritevoli, siano andati a lavorare per Bolzano, è vero. È avvenuto in un momento particolare dell'azienda: cda in scadenza, problematiche nella direzione generale, si era un po' tutto rallentato. Ma io guardo al futuro.
Ho contattato anche il direttore di Informatica Alto Adige, per lavorare insieme su temi comuni, come il Libro fondiario, che possono produrre risparmi di risorse pubbliche».

A che punto è il progetto di fusione con Trentino Network?
«È in corso di valutazione e definizione. Con Zorer lavoriamo già insieme, c'è stima e fiducia reciproca. Per cui, al di là della scelta formale della Giunta e dei tempi in cui si muoverà, con Trentino Network c' è già un' ottima collaborazione e un piano di sinergie...».

Ma voi avete presentato un progetto di fusione?
«Posso solo dire che stiamo già lavorando un po' insieme».

Negli ultimi anni si è parlato di privatizzazione, più o meno soft, di Informatica Trentina. A che punto siamo?
«Ho incontrato i sindacati più volte. Non sono in generale contrario alle privatizzazioni. Ma credo sia un tema da porre quando IT avrà totalmente assolto i propri compiti strategici verso il proprio cliente pubblico nonché azionista. Oggi, la privatizzazione è un tema assolutamente fuori luogo. Se si guarda alle altre società pubbliche di informatica che hanno tentato questa strada, più per coprire dei costi che il pubblico non voleva più sostenere, non sono esempi brillanti. Non si possono fare entrambi i mestieri bene: prima assolvi un compito, poi quando lo hai realizzato, l' azionista deciderà se sarà il caso di affacciarsi sul libero mercato».

Quali nuovi servizi sta sviluppando Informatica Trentina?
«Il servizio base è quello di unificare il più possibile il territorio e interconneterlo. Il Trentino, per la sua conformazione, ha bisogno di servizi che lo rendano più integrato e interoperabile. Tra le priorità ci sono l'agricoltura: abbiamo fatto passi avanti rispetto alla gestione fallimentare del 2016. Poi, il Dipartimento della conoscenza e la scuola - al di là dell'inciampo della scorsa settimana -, gli affari finanziari...».
Integrazione: esemplifichi.
Si prendano i semplici pacchetti applicativi: non ha senso che in un Comune si lavori su un pacchetto e in un altro Comune sia completamente diverso, cosa che purtroppo avviene un po' ovunque in Italia. E se l'integrazione non la fa una società in house, è difficile che lo faccia un privato che invece tende a moltiplicare, perché la moltiplicazione genera più servizi di vendita e di assistenza, più manutenzioni, più potere informativo».
La Provincia negli ultimi anni ha ridotto le risorse anche per IT.
«Sì. Ma ora non ci sono da Rossi pressioni in questo senso e credo invece che si vedano gli sforzi che stiamo facendo. Io non credo ai tagli lineari, ma alla selezione delle priorità».

Ci sarà un nuovo direttore di Informatica Trentina?
«È indispensabile e ci sarà. Ho rallentato io la scelta, perché volevo prima capire qual è la organizzazione più adeguata».

Quando?
«Qui mi accusano di essere troppo veloce... Ce l'ho già in mente».
C' è chi dice che con la fusione con Trentino Network sarà proprio Zorer il nuovo direttore generale.
«Non so da dove arrivi il pettegolezzo, che ovviamente non confermo. Ma le posso dire che nella mia testa l'organico è già completato e ho le idee chiare».